Storie e leggende

Morgongiori

 

Celata fra i boschi, la storia prenuragica raccontata da una fiaba antica.

Nascoste fra i boschi fitti del Monte Arci, le numerose officine litiche, dove antichi antenati lavoravano l’ossidiana, raccontano la storia prenuragica della Sardegna centrale, che si rivela al turismo archeologico ricca di testimonianze di una presenza lontanissima e affascinante.

Attraverso il Neolitico gli uomini che abitarono questo territorio hanno lasciato per noi i segni del loro passaggio, affidando al Monte Arci il compito di conservarli.

E’ possibile così visitare la Necropoli Prabanta, un complesso funerario che risale alla Cultura di Ozieri ( 3200-2800 a.C.) e comprende un menhir, Su Furconi de Luxia Arrabiosa, e due piccole tombe ipogeiche o domus de janasSu Forru e su Stabi de Luxia Arrabiosa, scavate nella roccia per restare parte integrante non solo della storia e del territorio ma anche di fantasiose leggende popolari tramandate di padre in figlio.

Così ancora oggi i nonni, per spiegare la loro origine, raccontano ai loro nipoti la leggenda di Luxia, che viveva solitaria sul Monte Arci, e ogni giorno cuoceva il pane dentro “Su Forru”. Si narra poi che un dì, per sfuggire alle violenze di un fauno, la bella Luxia gli lanciò contro il forcone, che dopo averlo colpito rimase conficcato per sempre nel terreno, e ancora oggi viene chiamato “Su Fruccoi di Luxia Arrabiosa” (ossia “il forcone di Lucia arrabiata”).

In realtà la Necropoli era anticamente un luogo sacro, legato ad un antichissimo culto dei morti, che dagli albori della civiltà, è rimasto vivo integrandosi con il territorio.

L’antica sacralità del luogo è poi testimoniata da un altro sito di grande interesse archeologico costituito da due strutture cultuali probabilmente correlate tra loro da arcani nessi: una maestosa struttura a Tholos, S’Omu, che probabilmente segnalava l’ingresso principale di una grotta naturale chamata Sa Domu 'e is Caombus (la casa dei colombi), adibita a tempio ipogeico in epoca nuragica e dove la leggenda narra si praticassero riti misteriosi.

Attualmente è ancora possibile accedere al mistico tempio attraverso una stretta fessurazione, persa in un paesaggio suggestivo, con gradini scolpiti nella roccia basaltica e rilievi mammellari riconducibili al culto delle acque e della Dea Madre.