Il Monte Arci

Trebina longa monte arciCustode severo di un’antica purezza, il Monte Arci conserva in silenzio un tesoro naturale ricco di tradizioni: un cuore antico che guarda al futuro.

Alto, fra le dolci colline della Marmilla, il Monte Arci si impone come fiero guardiano sulla Sardegna sud occidentale, del quale conserva storia e leggende.

Fin dal suo lontano passato vulcanico il massiccio del Monte Arci ha impreziosito il territorio di vallate, costoni rocciosi e monoliti che, lavorati dal vento, svettano come torri fra i boschi di querce e lecci che ricoprono i suoi fianchi.


Così, Sa Trebina Longa (812 m. s.l.m.), la sua vetta più alta, e accanto Sa Trebina Lada (795 m. s.l.m.), costituite da un antico condotto vulcanico fossile, osservano dall’alto gli abitanti di Morgongiori, da sempre legati alla natura incontaminata che li circonda e che ha protetto e conservato nel tempo le tradizioni più antiche.

Fra la ricchissima macchia mediterranea di cisti, ginestre e lavanda, sgorgano sorgenti d’acqua purissima, e, colorate dal viola vivo delle orchidee selvatiche, queste incantevoli vallate diventano l’habitat ideale per moltissime specie animali.

La donnola, il cinghiale, la martora, abitano da sempre questi luoghi, e la poiana, il falco pellegrino, l’upupa, e la rarissima gallina prataiola solcano ancora oggi i suoi limpidi cieli.

Un immenso patrimonio naturale che ha reso il Monte Arci il protagonista del Parco Naturale Regionale del Monte Arci (previsto dalla L.R. n. 31 del 1989), del quale ospita la sede dell’omonimo Consorzio.

cascataCon 13.560 ettari di territorio il Parco Naturale del Monte Arci costituisce l’area 1 del Parco Geominerario della Sardegna, ed è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio d’interesse Internazionale, sopratutto per gli aspetti legati ai ritrovamenti della preziosissima ossidiana.

Quasi come un pegno d’amore che il “Gigante Vulcanico” ha lasciato ai suoi abitanti, la vetrosa pietra nera, “oro nero” del Monte Arci, ha caratterizzato la produzione artigianale fin dal Neolitico antico, e dalle primordiali punte di lance e frecce, l’evoluzione delle tecniche di lavorazione ha condotto alla realizzazione di splendidi manufatti artistici: coppe e monili dal valore inestimabile che stimolarono i primi commerci fra l’Isola e il continente.

Una leggenda narrata dal naturista latino Plinio nel I secolo d.C. lega il nome Ossidiana al semidio africano Obisius, il primo a mostrarla agli abitati della zona, e del quale, fra le buie grotte del Monte Arci, si celerebbe il simulacro, scolpito nell’ossidiana dal mitico eroe.